Il succo della vite

“…io penso al vino come una delle cose più straordinarie.
Vengo dal Monferrato quindi noi, non so se lo sa, ma appena siam nati, appena ricevuto il battesimo, ci viene dato un cucchiaino di vino in bocca. Quindi da lattanti, quasi a dire questo è il succo della tua terra, tua madre dà il vino come primo segno.
Però poi sappiamo che il vino con la sua gratuità, si può vivere senza vino, non è come il pane che esprime il bisogno. Il vino esprime la gratuità, esprime la gioia, non abbiamo bisogno del vino per vivere ma cosa sarebbe una nostra vita senza gratuità e senza gioia. Ecco perché ne abbiamo bisogno.
E se il vino è buono, io vedo, è la maniera di celebrare l’incontro tra amici, tra amanti, non c’è null’altro…e la grande metafora anche all’interno della Bibbia dell’amore è il vino.
E poi io devo dire che alla mia età qualche amico l’ho perso, non c’è più, è morto, persone che ho amato o persone che non vedo, sono distanti. Le posso confessare una cosa? Per me non è triste bere un bicchiere, mezzo bicchiere di vino, soprattutto di Porto o soprattutto di un Barolo chinato pensando ad un amico con il quale ho condiviso un’avventura. È come chiamarlo in vita, è come chiamarlo difronte a me. Io lo faccio con molta convinzione. È una maniera umana di far vivere chi ho amato accanto a me e di dire insieme: brindiamo alla vita!”
Da un’intervista a Enzo Bianchi, monaco priore della comunità di Bose
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